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Simala

Il toponimo non ha una chiara etimologia, una prima ipotesi afferma che  derivi probabilmente dall’antico popolo prenuragico dei semilitenses, presenti nella parte meridionale della Sardegna, un’altra, invece, avanza che derivi dal greco Thymalis, Thymalla, o Thytimala = Euforbia, che potrebbe esserle stato attribuito nel periodo bizantino.

La formazione di Sìmala, probabilmente, è avvenuta nell’alto medioevo, a seguito dello spopolamento dei vari abitati romani sparsi nel territorio che venivano abbandonati per un sito più sicuro, più salubre e meglio collegato con gli assi viari dell’epoca. Le prime notizie storiche sul paese risalgono alla fine del secolo XI quando i monaci Vittorini, provenienti da Marsiglia, ottennero la concessione della locale chiesa di S. Caterina di Alessandria, dal Giudice Costantino d’Arborea. Di quest’edificio s’ignora però la collocazione nel territorio comunale.

Nel nucleo centrale dell’abitato si conserva uno dei centri rurali più rilevanti della Sardegna centro meridionale. L’antico centro, infatti, è costituito da un tessuto urbanistico d’origine medioevale, con gli assi stradali principali che concorrono a formare una croce di strade dal chiaro significato simbolico. All’incrocio di queste strade sorgeva l’antica chiesa, poi demolita per far posto a quell’attuale.

Nel centro abitato, si riscontra una qualificata presenza di edifici e manufatti di pregevole fattura architettonica ed edilizia, costituiti da palazzetti gentilizi e signorili di tipo urbano (la cui costruzione è riferibile all’ottocento), raramente riscontrabili nei piccoli centri rurali della zona. Molte delle case presenti a Simala sono dotate del “portale domestico”, chiuso da un grande portone di legno.

La toponomastica ci tramanda la presenza di diverse chiesette anteriori al XVII secolo, di probabile origine bizantina molte delle quali rintracciabili tramite i toponimi e qualche traccia di fondazione. Nel territorio comunale erano inoltre presenti anche due villaggi di origine altomedievale che sono andati distrutti, quali: Pardu e Gemussi.